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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Fausta (del 01/09/2010 @ 17:45:00, in Pittura, linkato 249 volte)
Personalità complessa ed introversa quella di Maurizio ma che ricchezza!
Dopo aver illustrato le canzoni di Fabrizio De André, Maurizio si cimenta con quelle di Francesco Guccini: ecco a voi "Autogrill"
Sempre a caccia dell'Uomo....


Di Fausta (del 21/06/2010 @ 22:58:58, in Pittura, linkato 146 volte)
Antonio ha la genialità barocca dei calabresi...sa fare tutto, lavora, plasma ogni materiale con competenza e perizia...
 ... a palazzo Nicotera
 Donna
 Porta di legno
 Sulla riva del mare

Magnifica figura di centauro...

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Dai viaggi di Gulliver, l'antro dell'astronomo (1985) 150x220

Terracotta patinata a freddo...

L'atelier dove tutto nasce e prende forma...
Vi ha partecipato anche lui...
Nella natura l'origine dell'arte - Mail Art 1992
Evocando la migliore tradizione dell'Arte Postale, si è pensato di coinvolgere, attraverso tale mezzo espressivo, l'universo del “Fare Arte” in quella che è una delle tematiche più pressanti e, nel contempo, angoscianti che la contemporaneità si trova a vivere: quella del degrado inesorabile dell'ambiente naturale e della conseguente, lenta distruzione di elementi biotici necessari alla stessa sopravvivenza dell'uomo su questo pianeta.
La Calabria, questo lembo di terra pregno di gloriose memorie storiche, possiede una splendida conformazione naturale e una connotazione ambientale e paesaggistica di estrema bellezza: un patrimonio che non ha ancora subito danni irreparabili e che, quindi, a maggior ragione, bisogna salvaguardare e tutelare da possibili interventi dissennati miranti alla speculazione selvaggia e allo sfruttamento indiscriminato; un patrimonio che è di tutti e che è indispensabile preservare in quei preziosi equilibri che scandiscono i nostri stessi ritmi vitali.
In quest'ottica, si chiede agli artisti di finalizzare la propria operatività e, attraverso la peculiarità della propria “marca” espressiva, proporre interventi visivi di Mail Art la cui strutturazione testuale induca alla riflessione, stimolando la coscienza sulla problematica ambientale ed ecologica e che – perché no! - suggerisca, indichi ipotesi, risoluzioni possibili.
Certo, nel momento in cui un critico d'arte interviene a coordinare un'iniziativa del genere finisce, inevitabilmente, col porsi interrogativi di carattere più squisitamente speculativo, estetico: può l'operatività artistica così stimolata portare alla produzione dell'opera? E, se ciò avviene, essa può considerarsi un augurabile ma imprevedibile incidente di percorso o un evento computabile nel novero delle probabilità?
E' possibile, indipendentemente da categorie o forme espressive adottate, che ogni percorso operativo di Mail Art giunga alla definizione valoriale di OPERA: allorché, nella varietà di cifre personali, si realizza una piena corrispondenza con la tematica proposta, ossia un'aderenza soggettiva oltre che semantica alla valenza sociale del fine; quando lo svolgimento formale dell'immagine risulta svincolato esteticamente dall'oggettività dello stimolo (l'ambiente). Resta inteso che la tematica ambientale, accettata pienamente come pretesto operativo cui aderire in virtù di un criterio di utilità obiettiva, costituisce la determinazione ambientale a partire dalla quale rendere manifesta la produttività pura del testo creativo, l'essenza vera del fare artistico. Ed è in questo che è un divenire essenziale, che il processo formativo si snoda, progredisce verso la categoria assoluta dell'opera.

Evoking the best tradition of Mail Post, we thought about involving, through such an expressive way, the universe of “Making Art”. In that way which is one of the most pressing themes and, in time, anguished that contemporaneousness finds itself living in: that of the inexorable degrading of the natural environment and, consequent, slow destruction of biotic elements needed for man’s survival on this planet.
Calabria, this strip of land rich of glorious historic memories, has a splendid natural conformation and an environmental and landscape connotation of extreme beauty: a richness that hasn’t suffered unrepairable damage yet and that, so, even more, we have to protect and defend it against possible foolish interventions aiming at wild speculation and to indiscriminated exploitation; a richness that is everybody owns and that we must protect in those precious balances that stress our own vital rythms.
In this point of view, artists are asked to finalize their own work and, through peculiarity of their own expressive “mark”, proposes visual interventions of Mail Art which testual struction leads to reflection, stimulating the conscience on environmental and ecological problems and that - “why not!” – advises, indicates hypothesis, possible resolutions.
Well, when an art critic takes part in coordinating such an initiative he ends up, inevitably, asking himself questions that are speculative, aesthetic: can the artistical working so stimulated bring to the production of the work? and, if that happens, it can consider itself a wished but unexpected accident of course or a calculated event in the number of the possibilities? It’s possible that, independently from category or adapted expressive form, that every working course of Mail Art reaches worthy definition of work: when, in the varety of personal numbers, you reach a full correspondence with the proposed theme, that is a subjective besides semantic agreement to the social valence of the aim; when the formal development of the image results aethetically released from the objectivity of the stimulus (the environment).
It is understood that the environmental theme, fully accepted as working pre-text to agree to through a criterion of objective use, buids the starting determination from which one should start to manifest the pure productivity of the creative text, the real essence of the artistic making.
And it’s in this that is an essential becoming, that the formative process gets loose, advances towards the absolute category of the work.
Teodolinda Coltellaro
Di Fausta (del 26/05/2010 @ 15:32:17, in Pittura, linkato 64 volte)
Veduta generale dell'esposizione delle opere di Mario Vespaziani a Via Margutta...Figlio e nipote d'arte, Mario lavora con la china, espressione da pochi usata e molto difficile...

Gatto casalingo...

Di Fausta (del 25/05/2010 @ 08:14:06, in Pittura, linkato 52 volte)
Famiglia di pittori la mia...Giuseppe Smirne è un cugino di mia madre. Questo quadro s'intitola "La nicastrese" cioè la tipica "calabrese"...

Non amo le nature morte ma qui le pesche sembrano uscire dallo schermo tanto sono vere...

Adoro questo volto di donna che, oltre ad essere bellissimo, è delicato e sognante...

Immagini di altri tempi...


Di Fausta (del 03/05/2010 @ 19:00:00, in Pittura, linkato 231 volte)
Che bello ricevere auguri di questo tipo! Personalizzati da un bravo architetto...
Che aria furbesca questo galletto con gioiello...

Fastidiosa questa zanzara...
Di Fausta (del 29/04/2010 @ 10:36:47, in Pittura, linkato 89 volte)
Mostra Arti Minori: Mosaico-Intarsio a Villa Sora a Roma
Dal 27 al 30 aprile 2010 a Palazzo Sora in Corso Vittorio Emanuele II, 217 a Roma è possibile visitare la Mostra delle opere di mosaico dell’Associazione “IL MOSAICO” e delle opere di intarsio dell’artista Francesco Lazzar.
Lazzar, notissimo per le sue eleganti e colte opere, espone le sue classiche “vertigini cittadine”, “La Piazza dell’obelisco”, “A volte ritornano”, “Finestra rossa” ed anche alcuni nuovi intarsi dedicati al paesaggio dell’isola di Ischia e agli alberi. Nella serie di Ischia, nel primo intarsio una serie di barche ammicca sorniona in attesa di bagnanti e gite dalle esaltanti mete estive e nel secondo una massa in primo piano di ombrelloni lascia libero sfogo alla fantasia nell’immaginare chi può nascondersi e ripararsi dal sole. Un altro nuovo intarsio è quello intitolato “Riflessi”.

In questo lavoro è da notare la scelta del soggetto. L’albero è uno dei temi simbolici più ricchi e più diffusi: rappresenta il cosmo vivo in continua rigenerazione, è simbolo della vita in continua evoluzione, in ascensione verso il cielo: evoca ogni simbolismo di verticalità come l’albero di Leonardo da Vinci. L’albero rappresenta d’altronde il carattere ciclico dell’evoluzione cosmica: morte e rigenerazione; soprattutto il fogliame evoca un ciclo di foglie che si spoglia e si ricopre ogni anno. L’albero mette in comunicazione i tre livelli del Cosmo: il sotterraneo attraverso le radici; la superficie della terra, attraverso il tronco e i primi rami; le altezze attraverso i rami superiori, attirati dalla luce del sole. Ora nell’intarsio di Lazzar ciò che si riflette nell’acqua dell’albero non è l’albero stesso in tutta la sua interezza, non sono le sue radici, non sono i suoi rami superiori, ma è la parte intermedia, quella stabilmente posta e sospesa tra cielo e terra dimensione nella quale si muove l’artista. Il significato dato all’albero, o al bosco come in altri intarsi, indica che Lazzar controbilancia il malessere della società attuale - testimoniata dagli altri lavori esposti - con un’apertura al mondo naturale l’unico capace di salvare l’uomo.
Tra gli artisti espositori oltre a Barbacci Roberta, Capaldo Rita, Al Husban Amhad, Loise Serenella e tanti altri, spiccano i lavori di Flora Palamidesi. Fondato nel 1947, l’UNLA - che ora ha 50 sedi in tutta Italia - nel 1952 ha avuto uno stato giuridico, ha ampliato le sue attività, si occupa di educazione permanente, è in stretta correlazione con l’UNESCO e il Consiglio d’Europa. Flora è delegato e dirigente del Lazio. All’interno dei programmi e seminari dell’Università - di cui ci si è forniti nel 1957 e che fa ricerca - ci sono tantissimi settori di occupazione. L’area di Flora sono le lingue in cui ha scritto molti libri, ha lavorato per 21 anni come rappresentante italiano presso il Consiglio d’Europa, per 20 anni ha fatto il formatore all’interno del Progetto Speciale per le lingue. Nell’ambito dell’Università Flora si occupa sempre di Lingue e svolge lezioni su Shakespeare, combinando Letteratura e Cinema: per esempio, questo anno, la Tempesta con il film di Greenaway. All’interno della sua realtà laziale, Flora cerca di creare legami con le altre 50 sedi per cui, avendo alle spalle un lavoro sull’ambiente, sta occupandosi di convegni su ambiente, turismo e occupazione. Attualmente sta anche lavorando alla riorganizzazione dell’archivio dell’UNLA che risale al 1947 e che è stato definito dai Beni Culturali “Archivistici di grande interesse storico”.

In questa mostra di arti minori - minori perché non costituivano mercato rispetto a pittura, scultura e architettura - Flora Palamidesi espone Primavera, Raccoglitrici di Rose e Ambrosia. In questo ultimo mosaico è da sottolineare l’abilissimo uso delle tessere che sono piccolissime (sembra quasi un dipinto) ma che rendono benissimo tutti i moti del viso di questa donna bellissima: la piega dolce della bocca, la deviazione dello sguardo, il vento dei capelli nonché la torsione del collo.
Vertigini cittadine
Un vero artista è testimone ed interprete del proprio tempo. E’ così per Francesco Lazzar la cui arte ha la capacità di decifrare le ansie dell’uomo moderno usando un linguaggio nuovo e tagliente.
Com’è arrivato Francesco Lazzar (due lauree e una specializzazione) all’arte dell’intarsio artistico su legno? La folgorazione è avvenuta tra le Dolomiti, nella bottega di un maestro artigiano del legno: si è riavvicinato con nuovi entusiasmi agli incastri, al seghetto, al trapano, a quegli attrezzi che aveva riposto anni addietro.
Alberi
Vertigini cittadine, dicevamo dunque. Alcuni quadri di Lazzar, quali Prigione e libertà, Ritmi ascendenti, La finestra rossa, Dove andiamo?, Piazza dell’obelisco, sono vere e proprie costruzioni metaforiche, strumenti di analisi urbana. Un po’ labirinti e un po’ carceri, gli spazi urbani di Lazzar si rifanno a Piranesi e Escher. Viste dall’alto, le opere Ritmi ascendenti e Dove andiamo? ci risucchiano nella quotidianità soffocante (non ci sono aperture se non qualche finestra) di una vita cittadina stressante, turbinosa, alienante, vuota di progettualità e di spazi naturali, oltre che di umanità. Macchine e uomini divenuti robot sono i soli a poter vivere tali luoghi. Come per le Carceri, le sensazioni che derivano dall’osservazione sono di angoscia e sgomento: come Piranesi, Lazzar denuncia il decadimento della qualità della vita moderna: queste opere rappresentano un enigma forse senza via d’uscita e senza soluzione. L’allegoria mira a generare un effetto di vertigine "provocata non dalla mancanza di misure (perché mai Lazzar-Piranesi fu più geometra)", ha scritto Marguerite Yourcenar a proposito di Piranesi ma ben si adatta a Lazzar, "ma dalla molteplicità di calcoli che si sanno esatti e che conducono a proporzioni che si sanno sbagliate". In tal modo, come le Carceri, le opere di Lazzar mirano a trasmettere un senso di malessere, destinato a evolvere sino all’incubo, dato che questo mondo è "privo di centro ed è nello stesso tempo perpetuamente espandibile".
Ritmi ascendenti
Quanto a Escher, le cui opere sono molto amate dagli scienziati, logici, matematici e fisici (Lazzar è laureato in Economia e Matematica) che apprezzano il suo uso razionale di geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, il Nostro Artista ne respira le atmosfere certamente, ma non per ottenere effetti paradossali.
Parallelamente a questa denuncia sociale, Lazzar esalta la Natura e in particolar modo l’albero: si osservino con attenzione opere quali Prima neve, Magia del bosco e soprattutto Ultima spes che forse indicano la soluzione: recuperare il rapporto con la Natura. Come per Henry David Thoreau, che nel “Walden ovvero vita nei boschi”, scrisse la cronaca di due anni trascorsi tra il 1845 ed il 1847 in completa solitudine in una capanna sulle rive del lago Walden, sito vicino a Concord, allora importante centro culturale del Massachussets, bisogna andare nei boschi per vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita... per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto.
Di Fausta (del 12/04/2010 @ 19:13:01, in Pittura, linkato 55 volte)
Questi due schizzi sono stati ritrovati - accompagnati da appunti di filosofia - in un quaderno, dopo la morte di mio zio che aveva fatto studi di Architettura, arredato quasi tutti

i negozi della Via Tuscolana e lavorato per la Televisione. L'ispirazione dei suoi quadri sono la mitologia e la filosofia.

Ti sembra abbastanza inquietante come rappresentazione dell'uomo moderno?

Autoritratto a matita...sembra facile!

 Ritratto del pittore Pasquale Riga

Giocare a scacchi non è forse lo scontro di due teste, di due intelligenze?....
Di Fausta (del 21/03/2010 @ 10:53:10, in Pittura, linkato 199 volte)
Fiore raro azzurro di alta montagna come la stella alpina, forte e amara, impiegata nei digestivi...

Genziane

Il borgo
 Paesaggio
 Le torri di Ascoli Piceno (olio su tela)

Faro
Di Fausta (del 17/03/2010 @ 22:15:29, in Pittura, linkato 63 volte)
Illustro la favola di Falchetta e Mago-Pescatore (tratta da "La luna nel Piatto", Edizioni Associate) con un collage. Affascinante questo pescatore ritpreso da una scheda telefonica e Falchetta in effetti dietro lo osserva perplessa. E poi? E poi c'è il mare con i suoi paesaggi, la barca pronta a salpare e la fantasia...

Di Fausta (del 27/01/2010 @ 12:17:47, in Pittura, linkato 226 volte)
Roma gioca con Enrico Benaglia
Ancora il soggetto del gioco per i quadri del pittore Enrico Benaglia che già si era cimentato con questo tema in un’esposizione dal titolo Giochiamo con il mondo al Museo del Giocattolo di Zagarolo, mostra accolta con successo di pubblico e di critica.
La cornice del Palazzo Incontro in Via dei Prefetti, 22 ha inaugurato ieri 28 aprile (fino al 2 giugno) un’esposizione dal titolo Roma in gioco che si inserisce, come ha sottolineato nel discorso d’apertura il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in un progetto più vasto che si chiama La Provincia delle Meraviglie, Alla scoperta dei tesori nascosti.

Questa iniziativa ha lo scopo di far conoscere ad un pubblico sempre più vasto le meraviglie della provincia di Roma, viaggiando alla scoperta di borghi antichi, centri storici, palazzi, musei ecc. Ma torniamo alle opere del Maestro Enrico Benaglia e al Museo del Giocattolo di Zagarolo: l’esposizione di Roma ricalca fedelmente quella del Museo. E’ stato riprodotto, in scala ridotta, il suo percorso espositivo operando una sintesi felice con le opere di Benaglia che sanno ben suscitare meraviglia… Tra le opere di maggior rilievo segnaliamo la serie di tele dedicate al circo, con un bellissimo omaggio a Nino Rota, che ha scritto la colonna sonora delm film La strada di Federico Fellini, e alle figure del clown e dei trapezisti. Chi da piccolo non ha amato il clown, simbolo d’ironia e di scherzi ingenui? Il pagliaccio è rappresentato come l’eterno bambino sognatore e romantico che nel guanto tiene stretta una stella caduta…

Le trapeziste sfidano lo spazio, sono abili e sono la metafora di chi ama le sfide. Benaglia, scegliendo il circo, dichiara di amare gli artisti di strada, acrobati degli azzurri. Dice Roger-Pol Droit in “101 esperienze di filosofia quotidiana” che bisogna diffidare di chi non ama il circo, perché senza dubbio è troppo sicuro di se stesso e impietoso. Ciò che rende il circo commovente è il miscuglio di miseria e di sogni: esso delimita uno spazio che gli è proprio e che è il mondo umano stesso. In questa sfera circoscritta si tratta di costruire una bolla di sogni: paillettes, cose sgargianti, finte, gioia sullo sfondo di un’infinita tristezza. Ed è questo che rende commovente, esemplare, semplice il modello dell’umano: costruire sogni derisori nel fango, ma con ostinazione, ogni sera alla stessa ora.
Stare sul trapezio significa rimanere in bilico: il trapezio è il messaggero dell’equilibrio tra realtà e sogno, tra terra e cielo, tra odio e amore, tra follia e saggezza. Ma significa anche volteggiare nel vuoto da un punto all’altro, “senza rete”, rischiando ogni volta la vita.
Il filo rappresenta leggerezza e delicatezza, che implicano difficoltà da superare, fatica, possesso di insolite capacità per poter restare in equilibrio ma anche precarietà: basta niente per spezzarlo. Enrico scende nell’arena e sfida la vita: va incontro al suo pubblico e gioca il suo destino. Tutto questo restituiscono i quadri di Benaglia: la vita si guadagna sul campo, sembra dire, e accetta la logica del rischio che alberga nel patrimonio culturale di ogni circense, anche con coraggio e bellezza. I suoi occhi sono incantati come quelli di un bimbo che al Circo osserva col fiato sospeso i volteggi dell’acrobata nell’aria. L’immagine del trapezio o “liana altalenante” è emblematica e centrale nella raccolta, ricorda proprio il mondo del Circo, luogo fatato che fa sognare adulti e bambini. In questo spazio, i saltimbanchi arrivano al cuore del pubblico, emotivamente coinvolto da ebbrezze, giochi ed illusioni.
La pittura di Benaglia esprime il desiderio dell’uomo di sfidare i propri limiti fisici. In mezzo alle tante esibizioni da brivido con incidenti mortali - circo, corrida, cioè vita - la sua arte esprime il trionfo d’Icaro che si logora nella ricerca di un paio d’ali.
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05/09/2010 @ 23.44.24
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