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 Vetrina di un corniciaio romano che espone la raccolta “Incontri con Medusa” e il collage “Blu”......
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fausta (del 25/07/2010 @ 10:01:05, in Gastronomia, linkato 79 volte)
ATATY NA' NA' A
Marocco
Tè alla menta
 
Ho vissuto per molto tempo in Marocco e in Turchia e posso assicurarvi che per dissetarsi questi popoli usano il tè caldo non freddo...Provare per credere in questi giorni di calura insopportabile!
Introdotto dagli Inglesi in Marocco solo nel 1854, quando i mercantili utilizzavano come scalo marittimo il porto di Essaouira per importare il tè da Hong Kong, le foglioline di gunpodwer vennero molto apprezzate sotto forma di decotto, insieme alle foglie di menta nelle cerimonie di palazzo, per trasformarsi nel corso del tempo nella bevanda popolare dell'accoglienza marocchina.
 
Ingredienti
1 litro di acqua bollente
1 cucchiaio di tè verde gunpowder
1 manciata di foglie di menta fresca
150 gr di zucchero
 
Esecuzione
Scaldate una teiera, mettetevi le foglie di tè e versate sopra poca acqua bollente che farete roteare brevemente all'interno e poi getterete, badando di non buttare le foglioline.
Aggiungete la menta e lo zucchero e un litro di acqua bollente.
Lasciate in infusione per cinque-otto minuti.
Servite in bicchierini di vetro versando dall'alto in modo da ottenere una leggera schiuma in superficie.
 

 
PREGHIERE A TAVOLA
 
CATTOLICI: Il rito della benedizione del pane
 
Il pane, base del nutrimento quotidiano, è per i cristiani dono di Dio e frutto del lavoro dell'uomo. Sorgente di energia, oggetto di condivisione fraterna, è l'emblema della tavola di famiglia. Nella preghiera che Cristo ha insegnato ai suoi discepoli il pane compendia tutto ciò che è necessario all'esistenza umana ed è il segno del pane della vita offerto e spezzato per tutti. In ogni luogo la vicenda del pane, dalla semina del frumento all'agape familiare, è circondata di attenzione e di rispetto sacro. Nella cultura contadina si usava incidere una croce sulle grandi forme di pasta lievitata prima di cuocerle nel forno, oppure in particolari circostanze si benedivano piccoli pani da distribuire tra i membri di una comunità.
 
PRGHIERA DI BENEDIZIONE DEL PANE
 
Sii benedetto, Dio nostro Padre, creatore del cielo e della terra: nel pane quotidiano, tu ci doni un segno della tua bontà e l'alimento essenziale della tavola di famiglia. Stendi la tua mano su di noi e su questi pani e concedi a tutti i tuoi figli che abitano in ogni parte della terra il cibo necessario per il nutrimento del corpo e la tua parola di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore
Amen
Dall'Archivio dell'Arcidiocesi di Torino
 
BUDDHISMO: SUTRA DEI PASTI
 
Unisco la voce e il cuore
e ringrazio l'alimento
che ci è giunto attraverso la via della fatica.
 
Questo cibo è vita che nutre la vita.
Lo ricevo come offerta per offrire me stesso,
perché non nutra la fame dei miei desideri,
ma la vera salute di spirito e corpo.
 
Questo cibo è ristoro alla fame e alla sete del mondo.
Lo mangio perché mantenga il vigore di seguire la via viva che qui percorriamo.
                                                                                     (Preghiera Zen Soto)
  

 
E' un classico della cucina francese, un piatto base, sbrigativo da fare, adatto a chi ha poco te
 mpo a disposizione...Successo garantito...I miei figli - e non solo - ne vanno matti!
Faccio due varianti molto gradite: aggiungo del groviera e al posto del lardo uso lo speck (le quantità sono le medesime)... 
QUICHE LORRAINE
Focaccia ripiena alla Lorenese
 
Ingredienti (per 8 persone): 1 confezione di pasta frolla surgelata; 2 bicchieri di panna; mezzo bicchiere di latte; 4 uova sbattute; 250 gr di pezzetti di lardo.
 
Foderare uno stampo con pasta frolla, mescolare accuratamente tutti gli ingredienti, detti dai Lorenesi nel loro complesso “migaine”, aggiungere sale e pepe, versare la “migaine” nello stampo distribuendo in modo uniforme i pezzetti di lardo, far cuocere al forno a temperatura elevata per una ventina di minuti. Questa nutrientissima “focaccia ripiena” è molto più gustosa fredda.
 
Di Fausta (del 23/04/2010 @ 19:42:40, in Gastronomia, linkato 48 volte)

Nella sua mente, ancora bambina, sogni colorati illuminavano la strada che voleva percorrere da grande. Molte erano le domande che si poneva e, come in una favola, trovava le risposte nei racconti della mamma.
Era nata in campagna, tra profumi di fiori di pesco e di basilico, non aveva amici, ma si divertiva a raccogliere erbette e radici, inventando pranzi speciali per i suoi ospiti immaginari; aveva le idee chiare… cucinare per regalare sapori e amore.
Si svegliava al canto del gallo che rallegrava la sua giornata. Le piaceva guardare dalla finestra e si chiedeva se la brina del mattino fosse sale sparso sui campi e la nebbia vapore di pentole brontolanti sulla fiamma. Quanti giochi faceva con la fantasia. Percorreva strade sconosciute per arrivare in paesi dove ogni cosa profumava di legna bruciata e proprio in uno di questi viaggi, in una casa illuminata dall’aurora, trovò nonna Giordana che preparava il pane.
Affascinata dal movimento di quelle grandi mani immerse nella farina bianca come neve, si chiedeva quale magia potesse nascere da tutto quell’impastare. Era ammaliata quando la nonna apriva il forno, fucina di miracoli, disponendo in bell’ordine quelle piccole forme di farina impastata per trasformale in pane fragrante.
Nonna Giordana, per abitudine, lasciava un piccolo spazio per infornare anche tre o quattro melanzane, di quelle lunghe, non prima d’aver inciso, intorno ad esse, dei piccoli tagli dove introduceva spicchi d’aglio, tagliati a metà. Bastava poco tempo per la cottura… il calore di quel forno era magico! Appena sfornate adagiava le melanzane, profumate di fuoco, su un piatto, per raffreddarle; a volte toglieva l’aglio, a volte no, dicendo:
-L’aglio fa bene al cuore e se il cuore sta bene ci si può innamorare tutti i giorni-
La nonna scherzava, ma quel suo scherzare racchiudeva sempre una verità.
Una volta che le melanzane s’erano raffreddate, toglieva un po’ di buccia, tagliava a tocchetti la polpa e le disponeva su un vassoio, poi faceva cadere un pizzico di sale, come brina sui campi, uno spruzzo di aceto bianco e un filo d’olio, come nettare dorato, per impreziosire quel piatto povero, ma ricco di quell’amore che lei sapeva donare a tutti.

Maria Pia Sozzi

 
Di Fausta (del 27/02/2010 @ 17:25:12, in Gastronomia, linkato 37 volte)
Famosa soprattutto per la produzione di prugne, per l’Armagnac, e per i pomodori di Marmande, apprezzatissimi sui mercati francesi, questa verde regione si trova tra Lot e Garonna. Vi consiglio un bel viaggio questa estate in questa regione se amate gli sport all’aperto (la Garonna va benissimo per la canoa) e l’arte (siete a due passi da Carcassonne). Quanto ad Agen (ci sono stata ed è bellissima) è una cittadina lungo il corso della Garonna. Si è sviluppata intorno alla Cattedrale di Saint-Caprais. Da vedere la Place du Docteur PIerre Esquirol, con l’Hotel-de-Ville, il municipio eretto nel 1666 e i bei portici di Rue des Cornières. Nel Museo, opere di Goya e una Venere ellenica.
Il paesaggio è contrassegnato da un susseguirsi di frutteti, in particolare prugni, prodotti in zona da monaci benedettini reduci dalle crociate nel corso del sec. XII. Le prugne si ritrovano in molte ricette locali, dalla lepre farcita alle crostate.
Altro prodotto tipico è l’Armagnac, che tramanda l’antico nome dei feudatari della regione: si tratta di un’acquavite, distillata da vinacce dopo la prima spremitura di bianchi del Lot-et-Garonne, e fatta invecchiare in fusti di rovere.
Sempre tra gli alcolici locali va ricordato il Floc de Gascogne, prodotto sulla base di una ricetta risalente al sec. XVI, bevuto come aperitivo, o come accompagnamento del foie gras e del melone. Tra i vini, da menzionare quelli di Duras (sì, proprio come la famosa scrittrice che ha preso il suo cognome da qui), i Côtes du Brulhois, i Côtes du Buzet, i Côtes du Marmandais. 
 
Di Fausta (del 27/01/2010 @ 12:35:41, in Gastronomia, linkato 48 volte)
Mi sono occupata di gastronomia francese per la rivista "Real Pizza": penso che la gstronomia sia una grande ricchezza e che attraverso di essa si possa studiare la storia, la cultura, la geografia, la storia dell'arte di un paese...Vediamo quali sono le tradizioni culinarie nella cucina sicialiana quando ci si sposa...
 
Usi Nuziali e Mangiar di nozze in Sicilia – Primi piatti
 
D’obbligo nei pranzi di nozze, assolutamente necessari per soddisfare sia la gola che l’appetito. In genere si tratta di paste al forno, asciutte quindi, ma ricchissime di condimenti (farebbero da sole da primo e secondo piatto) e dal sapore forte, deciso. La scelta della pasta da impiegare è quasi esclusivamente orientata sui maccheroni, maccheroncini, ziti, meglio se rigati, perché così hanno la possibilità di meglio “insugarsi” e catturare i condimenti. Le differenze tra questi primi piatti della cucina ricca e di quella povera non sono rilevanti: ad una analisi approfondita cambieranno al più i tagli della carne impiegata e la maggiore o minore abbondanza di condimenti.
 
Canniduna
Quasi sempre presenti nell’antica cucina povera, avevano il vantaggio di poter essere preparati in anticipo, e quindi passati in forno all’ultimo momento.
Da una sfoglia di pasta ottenuta con 500 gr. di farina e 4 uova, si ricavano dei rettangoli di 12x10 cm, che vengono lessati al dente e sistemati su canovaccio. La farcia si ottiene tritando 600 gr. di manzo già cotto in umido, che verrà equamente adagiato nei rettangoli, i quali vanno poi chiusi “a cannolo” e sistemati in una teglia ben unta: su ciascun cannellone si sparge del caciocavallo grattugiato, mettendo poi la teglia in forno, caldissimo, fino a gratinatura.
 
Di Fausta (del 17/11/2009 @ 10:50:11, in Gastronomia, linkato 29 volte)
Gastronomia francese
 
Dice Alphonse de Lamartine in una sua raccolta poetica dal titolo “Les Méditations”:
  Oggetti inanimati, avete dunque un’anima
  Che s’attacca alla nostra e la forza ad amare?...
Per il collezionista, gli oggetti hanno sicuramente un’anima e che anima! Penso per esempio, alla celebre casa-museo dello scrittore Mario Praz, nel cuore di Roma, che consiglio a  tutti di visitare.
Chi scrive poi è una collezionista ante-litteram e, tra le varie collezioni,  quella che mi affascina di più è quella delle fave!
Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, è tradizione in Francia mangiare un dolce, la galette, in cui viene nascosto, prima della cottura, un oggetto: chi lo troverà  sarà eletto re della festa. In origine, questo oggetto era una fava, simbolo di fecondità e di ricchezza, con aspetti altamente simbolici dovuti alla sua forma.

La fava era usata nelle pratiche di divinazione e di magia, era gettone di voto per designare i magistrati. Si cita l’episodio del dolce diviso da Luigi  XV in compagnia dei suoi tre nipoti, i futuri Luigi XVI, Luigi XVIII, Carlo X “in cui  la fava tagliata in tre pezzi fu l‘annuncio profetico dei regni successivi dei tre fratelli....”(Saggio sulle feste religiose, E. Corne, 1867). Il suo uso ci informa sui costumi e sugli usi degli uomini. Nel corso del XIX° secolo, grazie allo sviluppo dell’industrializzazione,  la fava o il fagiolo vennero sostituite da un oggetto in porcellana.
Dalle prime figurine che rappresentavano i bebè (che evocavano-  il bambino Gesù che i  Re magi andarono a trovare nella grotta) e i bagnanti (nudi, poi vestiti, bianchi o neri,  realizzati in varie misure), si passa agli amuleti, ai talismani, ai portafortuna (ferri di cavallo, il numero 13, il quadrifoglio), ai re e alle regine.
A partire dalla Bella Epoque i temi diventano più vari. Tra gli altri ricordiamo le serie che ricordano le scoperte  tecniche ( dirigibili, aeroplani, vecchi macinini), gli animali (tartarughe, gatti, conigli, pappagalli) o oggetti della vita corrente (ventagli, annaffiatoi, chitarre).
La guerra 14-18 mette bruscamente fine al commercio esistente tra la Francia e la Germania, fornitrice di statuine per i dolci del Re. Un fornitore di materiale per pasticceria ha l’idea di un viaggio a Limoges, capitale francese della porcellana, per convincere un fabbricante, Ranque-Ducongé a lanciarsi nella creazione di fave. Alle fave policrome di prima della guerra, si sostituiscono le fave di porcellana bianca.Vengono creati anche nuovi soggetti:  Charlot, Mickey, il punto interrogativo di Coste e Bellonte. Agli inizi degli anni sessanta appare la plastica e, nell’epoca del boom economico, più di 300 modelli di fave di plastica con i soggetti più diversi tra cui la DS, la 4CV o la Vespa  sono immessi sul mercato. Con gli anni 80, anni dell’apparizione del collezionismo (certe fave sono state concepite come oggetto da vetrina ed hanno perciò una base su cui poggiare), appare la fava pubblicitaria e l’attualità fornisce continui temi da esplorare:: conquista dello spazio, celebrazione del bicentenario della Rivoluzione, coppa del mondo di pallone o l’ultimo Walt Disney uscito sugli schermi.
Tra le ultime statuine cercate con passione (e acquistate!) nei negozi di antiquari nel corso degli ultimi viaggi in Francia, ricordo la serie sulle regioni  (la Piccardia) o le città (Verdun), quella sui mestieri (il fornaio) e quella per festeggiare il tanto atteso anno 2000!!

Galette des Rois (galletta dolce per l’Epifania)
1 tazza di mandorle spellate, 2 tazze e 1/2 di farina, 1/2 tazza di zucchero, un pizzico di sale, 4 tuorli d’uovo più 1 albume, gr. 50 di burro a pezzetti.

Ridurre in polvere le mandorle,  metterle in una terrina e aggiungere la farina, lo zucchero, il sale. Mescolare tutto con una frusta elettrica. Aggiungere i tuorli d’uovo e il burro e frullare versando 6-8 cucchiai d’acqua, uno alla volta finchè non  si formi una massa compatta. Avvolgerla in una pellicola di plastica e conservare in frigorifero per 1 ora. Stendere la pasta in un disco sottile (1 cm. circa). Mettere la pasta in una teglia imburrata e decorarla disegnando a piacere sulla superficie con la punta di un coltello affilato. Cuocere in forno caldissimo (280°C) per 25-30 minuti o fino a che la galetta non diventi dorata.

Fausta Genziana Le Piane

 
Di Fausta (del 06/11/2009 @ 20:09:17, in Gastronomia, linkato 125 volte)

Il ceppo di Natale, tipico dolce natalizio francese che ora è molto presente anche nei negozi di pasticceria italiana, è la sopravvivenza di un rito molto antico: il tronco di un albero simbolicamente bruciato nel camino o nel Kachelofe (la stufa di ceramica). Questo ceppo, benedetto prima di essere acceso, garantiva buoni raccolti, belle vendemmie e preservava contro le malattie. Acceso la vigilia di Natale, doveva durare tutta la notte e talvolta anche di più secondo le regioni, non doveva assolutamente spegnersi durante la messa di mezzanotte. Le sue ceneri erano conservate poiché vi si attribuivano delle virtù protettrici.
Il ceppo è tra i più antichi dolci di Natale. La sua immagine è talmente associata al Natale che non si può concepire una tavola in festa senza di lui. E' una felicità per lo sguardo e una gioia per il palato.
La ricetta che segue appartiene a Angèle Baur che vive nel Ried, a Ebersmunster, in Alsazia, dove gestisce il ristorante Aux deux cerfs

Sbattete con il frullino le uova e lo zucchero a bagnomaria alla temperatura di 35-40° fino ad una consistenza cremosa e consistente. Togliete dalla fiamma e continuate a sbattere fino a completo raffreddamento. Mischiate la farina e la polvere di mandorle. Versate a pioggia e incorporate delicatamente con una spatola. Aggiungete il burro ammorbidito tiepido.
Stendete questa pasta sopra una placca rettangolare con carta pergamena imburrata sul fondo. Fate cuocere a forno caldo a 210-220° (termostato 7-8) per 7-8 minuti. Terminata la cottura, togliete la carta. Avvolgete il biscotto su se stesso e lasciate raffreddare. Intanto, preparate la crema per la decorazione: mischiate le mandorle con lo zucchero a velo. Aggiungete il burro ammorbidito, i rossi e il kirsch.
Srotolate il biscotto raffreddato. Inzuppate di sciroppo con un pennello. Distribuite regolarmente la crema alle mandorle e arrotolate il biscotto a forma di tronco. Mettete al fresco. Fate fondere il cioccolato con lo zucchero a velo a bagnomaria. Aggiungete il burro ammorbidito. Versate questa crema sul tronchetto e stendetela con l'aiuto di una spatola metallica. Rimettete al fresco per fare indurire. Non rimane che decorare il vostro tronchetto!

Per 8-10 persone
Biscotto arrotolato

 - 150 g di zucchero semolato
 - 5 uova
 - 125 g di farina
 - 50 g di mandorle in polvere
 - 25 g di burro

Crema per decorare

- 200 g di mandorle in polvere
- 200 g di zucchero a velo
- 80 g di burro
- 4 rossi d'uovo
- 5 dl di kirsch o rhum

Sciroppo per inzuppare

- 100 g di acqua bollente
- 60 g di zucchero semolato

Glassa al cioccolato

- 100 g di zucchero in polvere
- 150 g di burro ammorbidito
- 200 di cioccolato grattugiato

Elementi di decorazione

- pasta di mandorle naturale o colorata per figurine (funghi, candela, porta candela, folletto...)
- pistacchi tritati molto finemente per imitare la spuma
- zucchero a velo per imitare la neve e secondo la vostra creatività.

 
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