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 Vetrina di un corniciaio romano che espone la raccolta “Incontri con Medusa” e il collage “Blu”......
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fausta (del 01/09/2010 @ 18:00:00, in Scatti d'autore, linkato 163 volte)

Perdonami una foto...una foto che non so neanche chi l'abbia scattata...lontana lontana nel tempo...poco importa che sia la mia famiglia, mio nonno, mia nonna, mia madre e i miei zii...importa che è un angolo verde e stupendo della Sila, che è stata una bella giornata,  - forse un pic-nic, mio nonno ha letto il giornale - e che tutti sorridenti vanno verso il loro destino in Calabria e altrove, guardando l'obiettivo, guardando me...mi mancano tanto...Se, come dice Roland Barthes ne "La camera chiara", note sulla fotografia, "il Fotografo deve lavorare moltissimo per far sì che la Fotografia non sia la Morte" devo dire che qui c'è riuscito  benissimo e non so se sono così vivi perchè lo sono nel mio cuore ma è come se mi guardassero affacciati alla finestra di fronte...

Un'altra piccola nostalgia..Ho fotografato il fazzoletto con il disegno del Sacré Coeur, ricordo del viaggio di nozze a Parigi dei miei genitori...E' uno stratagemma per farli vivere ancora con me...

 

Ogni cosa imbiancata sembra diversa e acquista un pò di magia...

Grande fermento di foto di "Roma innevata"...Ecco un'immagine dalla finestra del mio salotto...

 

Un ombrellone chiuso, dimenticato sul terrazzo da quest'estate, riceve un'imbiancata....

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Di Fausta (del 01/09/2010 @ 17:45:00, in Pittura, linkato 249 volte)

Personalità complessa ed introversa quella di Maurizio ma che ricchezza!

Dopo aver illustrato le canzoni di Fabrizio De André, Maurizio si cimenta con quelle di Francesco Guccini: ecco a voi "Autogrill"

 

Sempre a caccia dell'Uomo....

 

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Di Fausta (del 05/08/2010 @ 14:20:01, in Poesia, linkato 11 volte)
Un pensiero!... spero gradito, per la dottoressa  Le Piane, da parte di una sua passata conoscenza.
di Guido Gozzano ho trovato !... "Le Golose" declama Franca Nuti.
Sembra di viverla, codesta poesia.
Ti ricordo, Agnese Di Venanzio.
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Di Fausta (del 02/08/2010 @ 20:50:39, in Avvenimenti, linkato 11 volte)
La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è ancora costellata da differenziali di genere notevoli nell’accesso, nella permanenza e nel rientro dalla maternità, che continua a rappresentare un fattore fortemente discriminante e l’origine principale dello scivolamento verso l’inattività.
La nascita di un figlio si configura, ancora per numerose donne, come la principale causa di abbandono temporaneo o definitivo del lavoro e dunque nella classi centrali di età, quando più pressante è la necessità di conciliare vita personale e professionale, che il fattore genere appare particolarmente discriminante nell’accesso e permanenza nel mercato del lavoro.
Ai giorni nostri, invece, le donne in qualche modo sono costrette a lavorare: un solo stipendio non basta più per arrivare a fine mese.
L’attuale debolezza dello scenario economico internazionale appare ancora più marcata in Italia dove la scarsa ripresa degli investimenti, aggravata dall’indebolimento delle imprese e dalla perdita di competitività, rischiano di provocare un cedimento dell’intero sistema economico nazionale.
Le giovani donne devono trovare soluzioni alternative per emergere, un esempio ci viene dato da Paola Sammarro, Caterina Misuraca e Linda Schailon che cercano di sfidare la crisi economica con uno stratagemma che lega design, cultura e impresa … Ecopink.
Ecopink nasce dalla necessità di dare voce alla imprenditorialità ed associazionismo al femminile e a tutte le realtà che associano il loro marchio ad un principio etico e sostenibile.
L’intento è quello di richiamare l’attenzione sulla questione donna, ritenendo dispensabile che la politica torni ad essere quel collante di trasmissione dell’innovazione sociale, partendo da nuove forme di rappresentanza che facciano propria una generalizzata filosofia di investimento sulle donne e riconoscano loro quel ruolo di agenti del cambiamento ormai evocato da molti, troppo spesso solo a parole.
Ecopink intende essere l’inizio di qualcosa di sempre più concreto e meno utopico.
 
Paola Sammarro
Caterina Misuraca
Linda Schailon


Misuraca & Sammarro
Ufficio Stampa - P.R - Organizzazione Eventi
Paola Sammarro.
cell.+39 346.2203065
www.misuracasammarro.it
 
 
 
Tre giovani donne sfidano la crisi economica! Da Milano una scommessa tutta al femminile: ECOPINK! Un grande evento per mettere in primo piano donne che col proprio lavoro portano avanti principi di ecosostenibilità. Un grande evento di sinergie, energie, esperienze per progettare insieme un futuro migliore.  Dal 25 al 30 novembre 2010 presso lo Spazio Asti 17 sei giornate espositive, dibattiti, performance, sfilate e un convegno che punterà i riflettori su “natura - donna - impresa” guardando in avanti, verso Milano 2015.
Un tocco di rosa e il verde si accende di utopie praticabili. Ritorna ecopink, l’evento ideato da Linda Shailon questa volta in collaborazione con Paola Sammarro e Caterina Misuraca. Al centro dell’evento, sempre, l’universo “eco” alla luce di esperienze tutte al femminile. Così, il verde del benessere, dell’ecosostenibilità, dell’ecodesign, del biologico verranno filtrati da un caleidoscopico “obiettivo pink” fatto di donne giovani e non solo che da anni coltivano passioni, sogni, ricerche, studi, scoperte interessanti. Un grande evento dedicato all’imprenditorialità femminile che guarda consapevolmente al futuro dell’ambiente! Cinque giorni - dal 25 al 30 novembre 2010 - che metteranno al centro idee, creatività, estro, poesia, sapori, progetti dagli orizzonti immensi. Cinque giorni per porre in sinergia donne che con le proprie intuizioni sono riuscite a suggerire nuove e interessanti prospettive nel mondo del design, delle arti, della moda, del giornalismo, dell’impresa, dell’editoria … ponendo sempre in primo piano il rispetto per la natura. Ecopink sarà un focus sul settore “eco” per dare voce a nuovi talenti a confronto con realtà già consolidate e per tracciare prospettive inedite da perseguire.
Nelle giornate espositive sarà allestito un temporary store e dunque veicolare la filosofia di un racconto molteplice dal comune denominatore. Location prescelta lo SPAZIO ASTI 17 diventerà per il visitatore un viaggio suggestivo e multisensoriale ospitando inoltre un calendario di eventi collaterali. Presentazione libri, sfilate dedicate alla “moda critica” e una tavola rotonda sul tema “natura - donna - impresa”. Tre sostantivi al femminile, tre tratti distintivi di un modo di fare, di essere, di pensare, di sognare. A tal proposito nel corso delle giornate espositive si darà spazio alla progettualità, proprio a partire dal convegno “natura - donna - impresa” che oltre a tracciare il profilo dello stato dell’arte delle cose guarderà al futuro, immaginando un contributo “ecopink” per l’Expò 2015 ovvero: “Milano donna 2015”.
Ecopink sarà anche un evento di solidarietà altro tratto tipicamente distintivo dell’essere donna, infatti nel corso delle sei giornate saranno raccolti fondi in favore di una realtà associativa che si occupa di tutela delle donne.
Ecopink non avrà inizio e fine nelle cinque giornate ma sin da ora diventerà un simposio permanente sul sito web dando spazio a dibattiti e diventando vetrina eccellente del settore per stabilire un legame con quante donne vivano troppo distanti da Milano e che comunque operano attraverso queste attitudini.  Al via una straordinaria avventura, un’occasione di scambi di idee, di sinergie … di utopie praticabili!
 
 
Ufficio Stampa ECOPINK
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Di Fausta (del 25/07/2010 @ 10:01:05, in Gastronomia, linkato 79 volte)
ATATY NA' NA' A
Marocco
Tè alla menta
 
Ho vissuto per molto tempo in Marocco e in Turchia e posso assicurarvi che per dissetarsi questi popoli usano il tè caldo non freddo...Provare per credere in questi giorni di calura insopportabile!
Introdotto dagli Inglesi in Marocco solo nel 1854, quando i mercantili utilizzavano come scalo marittimo il porto di Essaouira per importare il tè da Hong Kong, le foglioline di gunpodwer vennero molto apprezzate sotto forma di decotto, insieme alle foglie di menta nelle cerimonie di palazzo, per trasformarsi nel corso del tempo nella bevanda popolare dell'accoglienza marocchina.
 
Ingredienti
1 litro di acqua bollente
1 cucchiaio di tè verde gunpowder
1 manciata di foglie di menta fresca
150 gr di zucchero
 
Esecuzione
Scaldate una teiera, mettetevi le foglie di tè e versate sopra poca acqua bollente che farete roteare brevemente all'interno e poi getterete, badando di non buttare le foglioline.
Aggiungete la menta e lo zucchero e un litro di acqua bollente.
Lasciate in infusione per cinque-otto minuti.
Servite in bicchierini di vetro versando dall'alto in modo da ottenere una leggera schiuma in superficie.
 

 
PREGHIERE A TAVOLA
 
CATTOLICI: Il rito della benedizione del pane
 
Il pane, base del nutrimento quotidiano, è per i cristiani dono di Dio e frutto del lavoro dell'uomo. Sorgente di energia, oggetto di condivisione fraterna, è l'emblema della tavola di famiglia. Nella preghiera che Cristo ha insegnato ai suoi discepoli il pane compendia tutto ciò che è necessario all'esistenza umana ed è il segno del pane della vita offerto e spezzato per tutti. In ogni luogo la vicenda del pane, dalla semina del frumento all'agape familiare, è circondata di attenzione e di rispetto sacro. Nella cultura contadina si usava incidere una croce sulle grandi forme di pasta lievitata prima di cuocerle nel forno, oppure in particolari circostanze si benedivano piccoli pani da distribuire tra i membri di una comunità.
 
PRGHIERA DI BENEDIZIONE DEL PANE
 
Sii benedetto, Dio nostro Padre, creatore del cielo e della terra: nel pane quotidiano, tu ci doni un segno della tua bontà e l'alimento essenziale della tavola di famiglia. Stendi la tua mano su di noi e su questi pani e concedi a tutti i tuoi figli che abitano in ogni parte della terra il cibo necessario per il nutrimento del corpo e la tua parola di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore
Amen
Dall'Archivio dell'Arcidiocesi di Torino
 
BUDDHISMO: SUTRA DEI PASTI
 
Unisco la voce e il cuore
e ringrazio l'alimento
che ci è giunto attraverso la via della fatica.
 
Questo cibo è vita che nutre la vita.
Lo ricevo come offerta per offrire me stesso,
perché non nutra la fame dei miei desideri,
ma la vera salute di spirito e corpo.
 
Questo cibo è ristoro alla fame e alla sete del mondo.
Lo mangio perché mantenga il vigore di seguire la via viva che qui percorriamo.
                                                                                     (Preghiera Zen Soto)
  

 
E' un classico della cucina francese, un piatto base, sbrigativo da fare, adatto a chi ha poco te
 mpo a disposizione...Successo garantito...I miei figli - e non solo - ne vanno matti!
Faccio due varianti molto gradite: aggiungo del groviera e al posto del lardo uso lo speck (le quantità sono le medesime)... 
QUICHE LORRAINE
Focaccia ripiena alla Lorenese
 
Ingredienti (per 8 persone): 1 confezione di pasta frolla surgelata; 2 bicchieri di panna; mezzo bicchiere di latte; 4 uova sbattute; 250 gr di pezzetti di lardo.
 
Foderare uno stampo con pasta frolla, mescolare accuratamente tutti gli ingredienti, detti dai Lorenesi nel loro complesso “migaine”, aggiungere sale e pepe, versare la “migaine” nello stampo distribuendo in modo uniforme i pezzetti di lardo, far cuocere al forno a temperatura elevata per una ventina di minuti. Questa nutrientissima “focaccia ripiena” è molto più gustosa fredda.
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Di Fausta (del 25/07/2010 @ 09:06:09, in Curiosità, linkato 45 volte)
Proverbio maori – Sulla saggezza
La notte compatta s'illumina, lo stagno profondo si sonda, il grande fossato si colma, ma è irreparabile il male compiuto. 
 
Proverbio lituano – Sulla donna
Un vecchio amore non arrugginisce mai
Tale la donna, tale la casa
 
Proverbio lussemburghese
C’è da guadagnare di più lasciando il proprio pugno chiuso in tasca 
 
Proverbio africano - Sulla prudenza e sull'imprudenza
Non si dice mai ad un albero: “Io non mi siederò mai sotto di te”... 
 
Proverbi spagnoli - Sulle buone e cattive relazioni  
La natura:
Fuggi i vanitosi più dei lebbrosi
L'interesse
A forza di parrucchieri, la fidanzata diventa calva
Asino sia chi litiga con un asino
L'amicizia:
Vivere senza amici è vivere senza testimoni
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Di Fausta (del 05/07/2010 @ 11:30:36, in Monastero di Montefiolo, linkato 33 volte)
Il pellegrino orante                   
Punti di riferimento e spunti per una riflessione
sui salmi delle ascensioni.                        
       
[Nei tre articoli precedenti riguardanti i salmi delle ascensioni, sono state fatte delle premesse generali orientative. Vorremmo  adesso,prima di riflettere su ciascuno di essi, ribadire ed ampliare alcuni concetti che mi sembra siano importanti per potere poi meglio comprendere e meglio pregare.]
Tre pensieri che il termine“pellegrinaggio” mi suggerisce e che riguardano delle realtà dicarattere universale, riferibili cioè all’uomo di tutti i tempi e di tutti i luoghi, sono : il cammino, la preghiera, la parola . Questi saranno i punti di riferimento nelle prossime riflessioni.
  
Il cammino
 
Il cammino e la via sono spesso metafore della vita umana considerata come un avanzare, un progredire attraverso le varie tappe e le varie  esperienze che essa presenta. Il pellegrino che sale verso Sion, per un particolare incontro con Dio nel tempio, ci fa pensare ancora a qualche cosa che è propria dell’esistenza dell’uomo, ma che non varca  i limiti della sua natura. Penso infatti che l’uomo è per sua natura un pellegrino che cammina verso qualche cosa che possa renderlo pienamente se stesso, qualche cosa che egli chiama comunemente felicità, suo bene, sua realizzazione ed integrità.
Frequentissimo è nella Bibbia l’uso di questo termine nel suo significato metaforico di percorso di vita.  Anche la tensione verso l’alto, che questi salmi esprimono, ci fa rimanere nel campo dell’esistenziale, perché è proprio dell’uomo, della natura umana, avvertire consapevolmente o inconsapevolmente, di avere dei limiti e tendere a superarli, superandosi, in diversi modi; penso che uno dei modi è la religiosità: chiamo così la tendenza a pensare che ci sia  un ente superiore capace di dare all’uomo quello che cerca,cioè una pienezza di vita, e di svelargli il senso stesso della sua vita. Anche  questo è proprio dell’esistere umano,  e rimane chiuso entro i suoi limiti. Oltre questi limiti c’è il   mistero. Tutto questo  offrirebbe una chiave d’interpretazione puramente esistenziale del pellegrinaggio, che però penso sia  importante per potere capire perché i salmi siano una preghiera capace di esprimere l’uomo di sempre ed in cui l’uomo di sempre ritrova se stesso. Ma in questo cammino c’è un ulteriore passo ed è il passo decisivo, quello che porta veramente l’uomo a superare i suoi limiti ed a varcare la soglia del mistero. Si tratta di un  passo che l’uomo non può fare da solo, gli deve essere donato, e questo dono è la fede. La fede apre gli occhi all’uomo pellegrino e gli svela nuovi e affascinanti orizzonti, gli fa vedere che quell’ente superiore cui egli pensava “levando gli occhi verso i monti”, è un Padre che si china a tendergli la mano per attirarlo a sé e lo penetra col suo amore trasformandolo, elevandolo ad un’altra qualità di vita. E’ un Padre che ama tanto l’uomo pellegrino sulla terra, da indicargli chiaramente la via da percorrere perché non si smarrisca e perché possa, giungendo all’incontro definitivo con Lui, poterlo vedere “faccia a faccia” come Egli è! Questa via il Padre la indica con una sola Parola, la sua Parola: Cristo, che continua a proclamare “Io sono la via”. L’uomo che accoglie questa parola è il pellegrino cristiano che cammina anconra verso la meta, ma in Cristoè già figlio di Dio in comunione di vita col Padre.
 
La preghiera
 
Nel contesto dei salmi dell’ascensione il termine “pellegrinaggio”
esprime senz’altro il concetto di preghiera. I pellegrini israeliti che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme cantavano questi salmi che sono preghiera: la preghiera era il fine di questo pellegrinaggio. Ecco perché essa è un punto di riferimento in queste riflessioni. Nel primo di questi articoli sul “Pellegrino orante” dicevo che la figura dell’orante delle catacombe romane potrebbe essere impressa sulla carta d’identità dell’uomo di tutti i tempi. E’ mia convinzione infatti che l’uomo, in quanto tale e per essere tale, è essenzialmente un orante, perché è l’unico che nel creato ha lo specifico compito di tenere un rapporto con Dio attraverso quella comunicazione che si chiama preghiera; è lui che convoca il creato in una grande assemblea, perché lodi Dio, in quella lode universale così bene espressa nel Cantico dei tre giovani del Libro di Daniele. (Dn 3,51-90) .
E vero che tutto ciò che esiste è una testimonianza viva del suo Creatore, e questa testimonianza la dovremmo sentire davanti a tutte le cose, davanti ad una grande montagna, come davanti ad un filo d’erba: la voce del creato ci dice continuamente:” Io esisto  perché c’è qualcuno che mi fa esistere”.Ma per lo più non ascoltiamo questa melodia, camminiamo estranei a tutto questo,
distratti ed insensibili, non da pellegrini oranti, ma da passanti che non hanno tempo! Ma questa forse è una digressione dal nostro discorso.
L’intenzione era di dire che in tutto questo creato è solo l’uomo che riceve un grande dono:quello della fede e, con la fede la preghiera; solo l’uomo ha una mente ed un cuore che si aprono a Dio, il quale aspetta solo questa apertura per potere entrare e comunicare con questa creatura privilegiata: infatti la preghiera è un privilegio dell’uomo e per questo è il suo distintivo. L’uomo può essere un grande scienziato,o artista, o un grande leader, ma niente gli dà la possibilità di superare se stesso e la sua umanità: solo la sua fede e la sua preghiera lo portano a vivere una vita divina, elevandolo alla dignità di figlio di Dio. Per questi motivi esprimo la convinzione che la preghiera è l’espressione più alta della dignità dell’uomo, quella che dà senso alla sua esistenza.
 
La parola
 
La parola con cui nei salmi, oggetto delle nostre riflessioni, si  esprime la preghiera,ci invoglia a fermarci più a lungo davanti ad essa per scorgere, ricevere, gustare, almeno parte della sua ricchezza e bellezza. Sorge in noi il desiderio di non passare rapidamente davanti alla parola, dandole uno sguardo di sfuggita, ma di fermarci davanti ad essa, in quel silenzio interiore,in cui tutte le altre voci tacciono, perché essa sola ci parli e ci sveli sempre nuovi orizzonti. Senza un ascolto attento ed amoroso non si può cogliere la fecondità della parola, perché non se ne percepiscono le varie evocative suggestioni. Senza questo ascolto, la preghiera dei salmi diventa solo un movimento delle nostre labbra e non ci può essere quella partecipazione interiore che fa della preghiera una vera preghiera e che la spiritualità ebraica chiama “kawwanà”. La preghiera sgorga sempre dalla pura sorgente dello Spirito e quando essa scorre attraverso la parola dei salmi c’è come lo scintillio di mille luci che si riverberano nell’acqua che scorre e che affascinano lo sguardo: e la preghiera diventa contemplazione. Tale è la potenza della parola nei salmi!
 
Sintesi
 
Questi i tre punti cui ci riferiremo in queste riflessioni che non pretendono certo di essere esaurienti, ma vogliono solo offrire a chi legge lo spunto per ulteriori riflessioni, incoraggiare le eventuali condivisioni, invitare a pensare e a dare consistenza a realtà che sono di fondamentale importanza per l’orientamento del nostro cammino. E come potrebbero essere esaurienti delle riflessioni che hanno per oggetto realtà di per se stesse inesauribili? Il cammino dell’uomo, la preghiera, la  parola, io le  vedo come realtà che s’incarnano nell’esistenza umana, ma rimangono sempre avvolte di mistero, perché la loro verità è nel mistero dell’amore di Dio. Tutta la realtà che riusciamo a percepire con i nostri sensi è avvolta da questo mistero, il visibile è presentimento e palpito dell’invisibile. Il pellegrino orante nel suo camminare coglie questo palpito e, non distratto, ammira la novità che continuamente si offre al suo sguardo, non dà niente per scontato, perché né l’alba né il tramonto dipende da lui, né   l’incantevole paesaggio né il filo d’erba: tutto è dono, tutto è  miracolo che lo stupisce e lo colma di gratitudine, e stupore e gratitudine diventano  preghiera che accompagna il suo cammino.
Le  due zone, quella dello sperimentabile umano esistere e quella del mistero che lo circonda non sono incomunicabili:  all’uomo pellegrino è stato fatto un grande dono, Cristo, e in Cristo quello sguardo nuovo di fede e quella nuova qualità di vita che gli svelano il mistero dell’amore di Dio e lo rendono di esso partecipe. E’ un cammino di fede quello del pellegrino orante cristiano , perché è alla luce della fede che egli avanza, è per pura fede che egli tante volte muove i suoi passi nel buio di un mistero, perché sa che si tratta di un mistero d’amore.
Questi motivi ci inducono a vedere nella via che il pio israelita percorre, per andare verso il tempio,non solo una metafora del cammino dell’uomo, ma anche, come  tutte le realtà dell’Antico Testamento, un segno della via  in cui il cristiano cammina, perché crede fermamente che Cristo è la via che porta al Padre. C’è  una continuità di segno e realtà significata, di profezia e di avveramento che bisogna cogliere pregando i salmi.
Io credo che se si formasse nella nostra mente e nel nostro cuore un’armoniosa sintesi di questi aspetti della preghiera del pellegrino, pregheremmo con maggiore consapevolezza e partecipazione, senza fretta, “gustando e vedendo” le meraviglie che lo Spirito rivela ai pellegrini che aspirano all’incontro con Dio. 
 
Sr. Beatrice OSB                 
              
Riflessioni sul salmo 120
La serie dei salmi dell’ascensione inizia col salmo 120. In una prima lettura di questo salmo, l’impressione immediata che ho avuto è stata quella di un salmo vivacemente movimentato: ad una iniziale domanda-risposta, seguono le antitesi prigionia-liberazione, colpa-punizione, guerra –pace, in un’atmosfera di ostilità espressa con linguaggio bellico ed attraversata dal sofferente anelito di pace del salmista, che la rende ancor più drammatica. Mi sembrava  che la nota dominante fosse quell’ojah (ohimè), che nel bel mezzo del salmo era come il profondo incontenibile lamento di un cuore angosciato. Ma nella prima  lettura mi aveva colpito anche la fine troppo brusca di questo salmo,quasi che il salmista l’avesse improvvisamente sospeso  o quasi che ci fosse un interrogativo senza risposta.
          Ma davanti alla parola di Dio non ci si può fermare alle prime impressioni di una prima lettura. Rileggendo e “ruminando” questo breve salmo, sempre più le prime due parole attiravano la mia attenzione. Esse sono : el Jahweh (verso Jahweh). Mentre l’ultima parola del salmo, “ guerra”, sembrava quasi chiudere il cuore ad ogni speranza, evocando odio, lotta, dolore, le prime due “verso Jahweh” spalancavano il cuore presentando allo sguardo spazi stupendi di speranza. “Nella mia angoscia ho gridato al Signore – ed egli mi ha risposto”. Quanta gioia in questo annuncio
di una risposta attesa, di una prova di amore grande e fedele. Il Signore risponde, non è qualcuno che lascia inevasa la domanda perché non ha tempo o perché non gl’interessa. Siamo noi che non sappiamo leggere la risposta, forse perché non rientra nel nostro campo visivo regolato dal “qui e adesso” e dal nostro modo di vedere. Ma con l’andar del tempo ci riusciamo e vediamo che la risposta di Dio non può essere che una risposta d’amore. Su questa esperienza fatta si basa saldamente la fiducia dell’orante. La fiducia è presente ed operante in questo salmo, anche se non è espressamente nominata. E’ quella che spinge il salmista a tendere verso l’alto” “nelle sue quotidiane ascensioni fatte di preghiera, nel suo grido di angoscia. E’ la fiducia che lo sostiene quando “ abita straniero in Mosoch e dimora fra le tende di Cedar”
e  lo aiuta a perseguire la pace in un contesto di guerra.”Io sono per la pace e loro vogliono la guerra”. La fiducia precede ed accompagna ogni passo dell’orante, e dopo ogni passo si rafforza. Per questo egli sopravvive in una situazione drammatica,resiste anche se messo alle strette, come imprigionato, come assediato, da gente ostile la cui arma potente è la lingua menzognera.  Vorrei ricordare che il termine “angoscia” corrisponde all’ebraico “saratah” che significa propriamente prigionia, assedio, trovarsi in una stretta senza possibilità di scampo, il che provoca un senso interiore di soffocamento, di angoscia. La lingua cattiva infatti uccide moralmente riducendo all’impotenza ed emarginando chi è sotto il suo tiro, soffocando le sue aspirazioni più alte e le sue doti
naturali che sono tante volte oggetto d’invidia. La lingua menzognera è subdola, trae in inganno, perché si mostra sotto l’aspetto della verità, sussurra insinuando, e tante volte una parola gettata lì, come per caso, è una parola micidiale che distrugge la felicità degli altri. La menzogna è demoniaca, è il male in assoluto personificato dal demonio. Infatti solo il Bene assoluto, può vincerlo per ristabilire quell’armonia e quella pace e quella giustizia che fanno parte del suo disegno d’amore. Il salmista lo sa e spera che le”frecce acute di un prode con carboni di ginepro” intervengano a far trionfare la verità. Ed ecco che questo piccolo salmo, questo grido di angoscia ci presenta il  grande dramma dell’umanità, la lotta fra il bene ed il male, la necessità assoluta di scegliere con determinazione la via giusta della Verità, senza lasciarsi ingannare dalle tante menzognere verità di un relativismo sempre più o meno presente nella storia dell’uomo, o dai vari idoli che si presentano sul suo cammino. Il salmista soffre perché si trova fra gente idolatra, che certamente lo schernisce e lo mette alla prova,ripetendogli :”Dov’è il tuo Dio?” (Sal. 42,10). Ma nel suo cammino l’uomo pellegrino sulla terra non incontra forse tanti idoli falsi e bugiardi che lo ingannano, burlandosi di lui, che lo disorientano e gli fanno perdere,più o meno definitivamente,  la strada giusta? “Io sono per la pace, loro vogliono la guerra”. Non è facile essere per la pace, come non era facile il cammino del pellegrino che andava a Gerusalemme, città della pace: giustamente questo salmo è fra i salmi delle ascensioni.
          Non è facile, anzi è impossibile costruire la pace senza Dio,e questo è drammaticamente evidente oggi. L’orante di questo salmo ci indica la strada perché possa regnare la pace nel cuore degli uomini, nelle famiglie, nella società, fra i popoli: bisogna che l’uomo indirizzi il suo grido, e col suo grido tutto il proprio essere el Jahweh ; quando questo avverrà, certamente Dio risponderà con la sua Parola, Cristo, che ci ripeterà:”  La pace sia con voi!” 
                                                                                  Sr. Beatrice OSB
                  
                                     
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Di Fausta (del 22/06/2010 @ 10:29:15, in Poesia, linkato 33 volte)
Non è poi tanto uno qualunque... Che ne dici?
 
IL POETA
 
Fulmine
sole
o polvere di follia.
---
Sono ancora
qui
dentro un barattolo
vuoto
pieno d'un mondo
esterno.
---
Piano ti asciughi le mani
rompi il collo della bottiglia
e ti tuffi nell'oceano.
---
Ancora aspetta
il suo sposo
accarezzandogli i capelli
nei ricordi
di uno sfuocato attimo rubato! 
---
Finisce l'intervento
duri comunicati
lunghe strade dissestate
carta e carte di un buffo
gioco di ruoli
Pulcinella di mare
salta e ridi.
---
Passare il binario
è un semaforo
che ostacola
l'inganno
dell'eternità.
 
Nicola Rampin, Migliore è, Poesie di uno qualunque, Edizioni EventualMente, Comiso, 2010
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Di Fausta (del 21/06/2010 @ 22:58:58, in Pittura, linkato 146 volte)

Antonio ha la genialità barocca dei calabresi...sa fare tutto, lavora, plasma ogni materiale con competenza e perizia...


... a palazzo Nicotera


Donna


Porta di legno


Sulla riva del mare

Magnifica figura di centauro...

Dai viaggi di Gulliver, l'antro dell'astronomo (1985) 150x220

Terracotta patinata a freddo...

L'atelier dove tutto nasce e prende forma...

Vi ha partecipato anche lui...

    Nella natura l'origine dell'arte - Mail Art 1992 

Evocando la migliore tradizione dell'Arte Postale, si è pensato di coinvolgere, attraverso tale mezzo espressivo, l'universo del “Fare Arte” in quella che è una delle tematiche più pressanti e, nel contempo, angoscianti che la contemporaneità si trova a vivere: quella del degrado inesorabile dell'ambiente naturale e della conseguente, lenta distruzione di elementi biotici necessari alla stessa sopravvivenza dell'uomo su questo pianeta.
La Calabria, questo lembo di terra pregno di gloriose memorie storiche, possiede una splendida conformazione naturale e una connotazione ambientale e paesaggistica di estrema bellezza: un patrimonio che non ha ancora subito danni irreparabili e che, quindi, a maggior ragione, bisogna salvaguardare e tutelare da possibili interventi dissennati miranti alla speculazione selvaggia e allo sfruttamento indiscriminato; un patrimonio che è di tutti e che è indispensabile preservare in quei preziosi equilibri che scandiscono i nostri stessi ritmi vitali.
In quest'ottica, si chiede agli artisti di finalizzare la propria operatività e, attraverso la peculiarità della propria “marca” espressiva, proporre interventi visivi di Mail Art la cui strutturazione testuale induca alla riflessione, stimolando la coscienza sulla problematica ambientale ed ecologica e che – perché no! - suggerisca, indichi ipotesi, risoluzioni possibili.
Certo, nel momento in cui un critico d'arte interviene a coordinare un'iniziativa del genere finisce, inevitabilmente, col porsi interrogativi di carattere più squisitamente speculativo, estetico: può l'operatività artistica così stimolata portare alla produzione dell'opera? E, se ciò avviene, essa può considerarsi un augurabile ma imprevedibile incidente di percorso o un evento computabile nel novero delle probabilità?
E' possibile, indipendentemente da categorie o forme espressive adottate, che ogni percorso operativo di Mail Art giunga alla definizione valoriale di OPERA: allorché, nella varietà di cifre personali, si realizza una piena corrispondenza con la tematica proposta, ossia un'aderenza soggettiva oltre che semantica alla valenza sociale del fine; quando lo svolgimento formale dell'immagine risulta svincolato esteticamente dall'oggettività dello stimolo (l'ambiente). Resta inteso che la tematica ambientale, accettata pienamente come pretesto operativo cui aderire in virtù di un criterio di utilità obiettiva, costituisce la determinazione ambientale a partire dalla quale rendere manifesta la produttività pura del testo creativo, l'essenza vera del fare artistico. Ed è in questo che è un divenire essenziale, che il processo formativo si snoda, progredisce verso la categoria assoluta dell'opera. 

Evoking the best tradition of Mail Post, we thought about involving, through such an expressive way, the universe of “Making Art”. In that way which is one of the most pressing themes and, in time, anguished that contemporaneousness finds itself living in: that of the inexorable degrading of the natural environment and, consequent, slow destruction of biotic elements needed for man’s survival on this planet.
Calabria, this strip of land rich of glorious historic memories, has a splendid natural conformation and an environmental and landscape connotation of extreme beauty: a richness that hasn’t suffered unrepairable damage yet and that, so, even more, we have to protect and defend it against possible foolish interventions aiming at wild speculation and to indiscriminated exploitation; a richness that is everybody owns and that we must protect in those precious balances that stress our own vital rythms.
In this point of view, artists are asked to finalize their own work and, through peculiarity of their own expressive “mark”, proposes visual interventions of Mail Art which testual struction leads to reflection, stimulating the conscience on environmental and ecological problems and that - “why not!” – advises, indicates hypothesis, possible resolutions.
Well, when an art critic takes part in coordinating such an initiative he ends up, inevitably, asking himself questions that are speculative, aesthetic: can the artistical working so stimulated bring to the production of the work? and, if that happens, it can consider itself a wished but unexpected accident of course or a calculated event in the number of the possibilities? It’s  possible that, independently from category or adapted expressive form, that every working course of Mail Art reaches worthy definition of work: when, in the varety of personal numbers, you reach a full correspondence with the proposed theme, that is a subjective besides semantic agreement to the social valence of the aim; when the formal development of the image results aethetically released from the objectivity of the stimulus (the environment).
It is understood that the environmental theme, fully accepted as working pre-text to agree to through a criterion of objective use, buids the starting determination from which one should start to manifest the pure productivity of the creative text, the real essence of the artistic making.
And it’s in this that is an essential becoming, that the formative process gets loose, advances towards the absolute category of the work.
 
Teodolinda Coltellaro
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Di Fausta (del 19/06/2010 @ 11:22:43, in Poesia, linkato 71 volte)

MONTE BRUGIANA

Quiete nella mente,
nel bosco silenzioso
odo zoccoli in musica,
echi in lontananza
di cavalli sbrigliati,
mentre alberi,
dai rami innamorati,
m’invitano a contemplare
il mondo…
fuori dal mondo.

Uno strappo… il ritorno.

Porto con me
quel rifugio arcano,
salvezza di vita.

 

MANCIATE DI SALE
Complice il silenzio, Pagine, 2006

Quando le parole
Si perderanno
Nel fiume della vita,
tu
pescatore di versi,
getta la rete…
lancerò manciate di sale
farò del fiume oceano…
la tua rete
sarà leggìo

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