Fino al 4 luglio 2010 al Casino dei Principi di Villa Torlonia
Notevole ed interessante la mostra al Casino dei Principi di Villa Torlonia fino al 4 luglio: una vera scoperta questa selezione di dipinti e sculture della prima metà del secolo scorso provenienti dalle collezioni della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma chiusa da diversi anni.
La mostra è divisa in cinque sezioni. La prima è dedicata alla Secessione, movimento culturale degli anni Dieci e frattura rispetto all’arte ufficiale, e ai momenti più emozionanti della pittura dei primi anni del ‘900. Trionfano le immagini femminili di Balla (Il dubbio), di Noci (L’arancio), di Bottazzi (Scene di vita Romana): le donne sorridono, ammiccano, invitano, sono equilibrate e gioiose

Nella seconda sezione dedicata al Classicismo è esposta per la prima volta la grande tela del 1925 di Carena intitolata Serenità: l’immagini è delle più serene appunto! Un gruppo di donne nude è sdraiato in riva ad un lago o un fiume: una è in acqua, un’altra offre alle amiche un pugno di frutta rossa…Seduzione, erotismo, placida sensualità. Altri lavori sono il mosaico di Gino Severini (Composizione, 1933), il dipinto di De Chirico, Combattimento di gladiatori, del 1933-1934 e quello di Sironi, La famiglia del 1927, cupa rappresentazione, ma di sorprendente purezza.
La terza sezione presenta il nucleo futurista dell’Aeropittura caratterizzato da visioni dall’alto, proporzioni distorte, velocità (Benedetta, Cappa Martinetti, Velocità di motoscafo del 1919-1924) e movimento. Notevoli le opere esposte di Monachesi (La corrida, 1929-1930; Sogno di motore, 1938), oltre al bellissimo Enrica in viola ( 1920) di Antonio Mancini, a La bagnante di Marino Marini e alla componente surreale di Trampolini.
La quarta sezione dedicata alla Scuola Romana propone una piccola parte del patrimonio degli anni trenta. Sono presenti rappresentanti della “Scuola di Via Cavour”, il visionario e sanguigno Scipione accanto al rarefatto Mafai con le sue Donne che si spogliano (1934) con uno slancio di figure in secondo piano quasi fantastiche e fantasmatiche…

Notevoli La Bagnante di Emanuele Cavalli (1933-1934) e La convalescente di Baccio Maria Bacci: ancora due donne ritratte in momenti intimi e personali. Vi sono anche opere del “Tonalismo romano” con artisti quali Capogrossi, Melli, Cavalli e Janni e opere del “Realismo magico” con i paesaggi di Donghi e le opere di Moranti, Guttuso, Levi e Trombadori (Natura morta con cavoli rossi, boccale e tela (1937).
La quinta sezione, dedicata alla Scultura, è una vera e propria scoperta con opere tra il 1910 e il 1950. Esempi più noti tra le donne protagoniste il Busto femminile di Nicola D’Antino, inediti come la Testa di donna di Teresa Berring, Le gemelle Azzariti (1913) di Giovanni Prini, la Testa femminile (1940) di Manzù, Afrodite di Attilio Torresini, Riflesso nello specchio (1945) di Antonietta Mafai (non è la sola donna che si riflette nello specchio della mostra) e opere di Dazzi, Martini e Marini. Donne che si offrono con amore, che seducono, bambine vezzose ritratte in pose innocenti e maliziose. E’ interessante studiare il rapporto tra la donna, rappresentata nuda, senza orpelli, nella sua essenzialità, e l’acqua, simbolo rigeneratore, di vita e di purezza.
Fausta Genziana Le Piane